Monty Roberts, celebre in tutto il mondo come il “sussurratore di cavalli”, è morto sabato nella sua fattoria in California all’età di 91 anni. La sua storia si è intrecciata anche con quella delle corse al galoppo: acquistò e rivendette Alleged prima che diventasse un doppio vincitore del Prix de l’Arc de Triomphe e instaurò negli anni un rapporto di amicizia con la Regina Elisabetta II.
Il nome di Roberts resta legato soprattutto al metodo Join-Up, un approccio fondato sulla comunicazione, sull’osservazione e sulla comprensione del comportamento del cavallo. La sua filosofia contribuì a cambiare profondamente il rapporto tra uomo e animale. Anche le coperte calmanti che portano il suo nome sono diventate familiari negli ippodromi, in particolare quando un purosangue nervoso incontra difficoltà nell’ingresso nelle gabbie di partenza.
Roberts possedeva inoltre un notevole talento nel valutare i cavalli. A Keeneland acquistò per 40.000 dollari uno yearling che non aveva raggiunto il prezzo di riserva. L’anno seguente lo rivendette per 175.000 dollari, il prezzo più alto della sessione. Era Alleged, destinato a vincere per Vincent O’Brien il Prix de l’Arc de Triomphe nel 1977 e nel 1978.
Il suo legame con i cavalli era cominciato molto presto. Dall’età di quattro anni lavorò come stuntman e in seguito ottenne numerosi successi nelle competizioni di rodeo. Un momento decisivo della sua formazione arrivò quando fu mandato in Nevada a radunare mustang selvaggi: osservando quegli animali sviluppò molti dei principi sui quali avrebbe poi costruito il proprio metodo.
Uno dei primi grandi risultati ottenuti in Europa riguardò il tedesco Lomitas, cavallo dal comportamento estremamente problematico. Prima delle German 2,000 Guineas era arrivato a gettarsi a terra ed era stato successivamente escluso dalle competizioni. Il proprietario dell’allevamento Walther Jacobs si rivolse allora a Roberts, che riuscì a trasformarne l’atteggiamento.
Lomitas tornò in pista e vinse nettamente il Grosser Preis von Berlin, il Grosser Preis von Baden e il Preis von Europa. Fu proclamato cavallo dell’anno in Germania e ricevette la valutazione ufficiale di terzo miglior tre anni d’Europa.
In quel periodo Ilka Gansera-Leveque, oggi allenatrice a Newmarket, conobbe Roberts a Baden-Baden e trascorse poi un anno nella sua fattoria negli Stati Uniti. Ha ricordato che cavalieri e artieri presenti nella struttura erano tra i migliori uomini di cavalli mai incontrati e che quell’esperienza rappresentò una formazione straordinaria.
Secondo Gansera-Leveque, Roberts comprendeva davvero i cavalli e le insegnò a comunicare con loro senza parole, rendendo l’horsemanship western accessibile a tutti. Lo ha descritto come un cowboy normale, concreto e schietto, per il quale ogni cosa ruotava attorno al cavallo.
Anche la Regina Elisabetta II mostrò un forte interesse per i suoi metodi e lo invitò a presentarle personalmente le proprie tecniche. Nel 2002 Roberts partecipò alle celebrazioni del Golden Jubilee al Castello di Windsor; nel 2011 fu nominato membro del Royal Victorian Order per i servizi resi all’attività ippica di Sua Maestà.
Nel 1996 pubblicò l’autobiografia “The Man Who Listens to Horses: The Story of a Real-Life Horse Whisperer”, che ebbe grande successo e contribuì a diffondere la sua filosofia a livello internazionale. Nel corso della lunga carriera lavorò anche con James Dean, aiutandolo a migliorare le proprie capacità in sella, e fu controfigura di Elizabeth Taylor dopo l’infortunio dell’attrice durante le riprese di “National Velvet”.
Roberts fu infine un deciso oppositore dell’impiego della frusta nelle corse. Sosteneva che un giorno il galoppo ne avrebbe fatto completamente a meno e giudicava sbagliato colpire un animale da fuga per indurlo a correre più velocemente.
Con Monty Roberts scompare una delle figure più influenti della moderna cultura del cavallo. La sua eredità è racchiusa in un principio semplice ma rivoluzionario: prima di chiedere qualcosa a un cavallo, occorre imparare ad ascoltarlo.
