Bertrand Lestrade ha concluso la propria carriera nel modo migliore: mercoledì 4 novembre 2026, ad Auteuil, ha vinto la sua ultima corsa in sella a Vipérine Bleue, promettente puledra alla prima affermazione. Dopo una monta particolarmente accorta, il fantino ha lasciato la scena con discrezione, annunciando successivamente il ritiro attraverso i propri canali social.
Il successo è arrivato con la giubba della famiglia Papot, scelta dal forte valore simbolico. Lestrade ha spiegato che si sogna sempre un finale ideale, ma che riuscire a realizzarlo è difficile: quando si vince si desidera continuare, mentre nei periodi meno favorevoli si cerca di tornare al successo. La decisione di fermarsi, ha aggiunto, richiede quindi un percorso interiore. Con un numero di ingaggi ormai limitato, ha sentito che quello fosse il momento giusto, soprattutto perché desiderava chiudere insieme a proprietari tanto importanti per lui.
Lestrade ha ricordato la collaborazione con il signor Papot e il rapporto privilegiato con Xavier Papot. La famiglia gli diede fiducia quando aveva appena vent’anni e, con quei colori, conquistò il primo successo di Gruppo, il primo Gruppo 1 e il primo Grand Steeple-Chase de Paris. In vent’anni di attività, soltanto in una stagione non riuscì a vincere per loro: per questo li ha definiti i proprietari più fedeli della sua carriera.
Il suo palmarès comprende quattro Cravaches d’Or, ottenute nel 2015, 2017, 2018 e 2019, oltre ad altrettante Cravaches de Bronze. Nel 2018 raggiunse quota 108 vittorie stagionali. I numeri complessivi indicati dalla fonte sono 1.045 successi in ostacoli in Francia, sei all’estero, quindici vittorie di Gruppo 1 francesi e altre due in Italia, oltre a 29 affermazioni in piano.
Al di là dei titoli, Lestrade si è distinto per sensibilità di mano, intelligenza tattica e sangue freddo. Era in grado di interpretare sia cavalli da attendere, come Docteur de Ballon, sia soggetti dal temperamento impetuoso, come Goliath du Berlais, confermandosi un riferimento delle corse in ostacoli.
La sua ambizione iniziale, tuttavia, era diventare fantino di piano. Passò da François Rohaut a Pau e poi da Thierry Lemer a La Teste-de-Buch. Fu proprio grazie a Lemer, e anche per ragioni legate al peso, che si avvicinò agli ostacoli, una specialità della quale inizialmente non voleva sentir parlare e nella quale i primi passi furono laboriosi. Dovette però accettare che, per continuare a vivere lavorando con i cavalli, quella fosse la strada da seguire.
Trascorse quindi otto mesi con Jacques Ortet, che credette nelle sue qualità e gli affidò numerose monte durante un meeting di Pau. Lestrade ha raccontato che all’epoca era molto giovane e inconsapevole, senza comprendere pienamente l’ambiente nel quale stava entrando.
La svolta arrivò con Guillaume Macaire, che aveva pubblicato su Paris-Turf un annuncio per cercare un giovane fantino. Dopo una telefonata durata un’ora e mezza, Macaire gli diede appuntamento un mese più tardi per assumerlo. Conosceva già Lestrade, avendolo visto nella sua unica monta ad Auteuil per Jacques Ortet. Il fantino entrò nella sua scuderia il 23 marzo 2009: aveva allora sei vittorie e in meno di sei mesi arrivò a quaranta.
Macaire, secondo Lestrade, gli trasmise intelligenza e capacità di riflessione nel lavoro. Soprattutto gli insegnò che pratica e teoria potevano procedere insieme. Il fantino fece proprio quel metodo, cercando sempre di comprendere e razionalizzare ciò che applicava nella vita e in corsa. Rimase a lungo nella squadra, dove esisteva una gerarchia tra i jockey che, a suo giudizio, non sminuiva gli altri interpreti.
Tra i cavalli della sua carriera, Lestrade ha indicato Bel la Vie come quello della vita e delle prime grandi volte. Il cavallo vinse un Gruppo 1 sulle siepi a quattro anni, prova della sua qualità pura, e il Grand Steeple-Chase de Paris a sette anni, dimostrando di possedere insieme velocità e tenuta.
Nel confronto tra gli altri campioni montati, Lestrade non ha saputo scegliere fra Hermès Baie e Docteur de Ballon, definiti entrambi fenomeni. Di loro conserva soprattutto il ricordo del cambio di velocità.
Una delle vittorie più emozionanti fu quella ottenuta con la femmina Ocre in occasione dell’ultima corsa dell’allenatore Jehan Bertran de Balanda. Lestrade si era caricato di una forte pressione perché desiderava che il commiato riuscisse nel migliore dei modi: nessun altro successo, ha raccontato, lo aveva mai commosso tanto, dandogli insieme gioia e orgoglio.
Parlando di Goliath du Berlais, Lestrade lo ha descritto come un rullo compressore, nato per gli ostacoli. È stato inoltre l’unico stallone che, a suo giudizio, abbia contribuito a costruire durante la carriera, motivo di particolare orgoglio anche per i buoni risultati ottenuti in razza.
Il futuro non è ancora completamente definito. Lestrade è interessato alla comunicazione, alla condivisione dell’esperienza e alla formazione, possibilmente anche nel mondo delle corse. Ha ricordato con entusiasmo un intervento tenuto all’inizio dell’anno, durante un convegno dedicato al mondo professionale e allo sport, sul tema della prestazione nell’incertezza: davanti a cento persone provò adrenalina e sentì di essere incisivo e nel posto giusto.
Lestrade possiede anche l’abilitazione da allenatore, conseguita in un momento difficile della carriera per trovare maggiore sicurezza. Al momento, però, questa possibilità non rientra nei suoi progetti, pur ribadendo di avere imparato a non dire mai definitivamente mai.
