Il catalogo dello Show AQPS Ouest 2026 conta 48 lotti, contro gli 81 del 2025 e i 66 del 2023. La riduzione non sembra riguardare la consistenza o la qualità delle genealogie, né la capacità della rassegna di proporre futuri vincitori. Le ragioni sono invece molteplici: la siccità pesa sull’ambiente, sulla vitalità dei foal, sui costi di produzione e sul morale degli allevatori.
Già dal 2024, e con maggiore evidenza dall’anno scorso, gli organizzatori di concorsi e show incontrano difficoltà nel completare i cataloghi. Il fenomeno interessa il Centro-Est, la Normandia e l’Ovest. Anche la vendita estiva di Arqana è stata accorciata di una giornata, mentre il Moulins Foal Show, nonostante fosse considerato un appuntamento di valore, non si terrà quest’anno. Il Chaser Day, organizzato in Saône-et-Loire, territorio tradizionalmente legato agli AQPS e caratterizzato dalla presenza di molti piccoli allevatori, non riuscirebbe più a essere allestito esclusivamente con cavalli di questa razza.
L’andamento del catalogo dello Show AQPS Ouest rende evidente la contrazione: 98 lotti nel 2021, 101 nel 2022, 66 nel 2023, 75 nel 2024, 81 nel 2025 e soltanto 48 nel 2026. Negli altri concorsi e show del 2026, il Cercy Tour presenta 22 AQPS su 36 lotti, il Chaser Day 38 su 98 e il National de l’Obstacle 23 su 98.
Questi numeri riflettono direttamente la diminuzione delle monte registrata da diversi anni. Un calo che, preso singolarmente, può non apparire clamoroso, ma che con il tempo è diventato una tendenza di fondo. Le nascite AQPS, storicamente comprese fra 1.000 e 1.200 all’anno, si collocano ormai più spesso nella fascia fra 800 e 900.
L’allevamento AQPS del Grande Ovest è inoltre estremamente frammentato. La varietà e l’elevato numero di operatori rappresentano una ricchezza e contribuiscono alla vitalità degli ippodromi, ma costituiscono anche un elemento di debolezza: quasi tutti gli allevatori possiedono soltanto due o tre fattrici, talvolta una sola o persino una quota di una cavalla. Molti protagonisti storici sono scomparsi o hanno cessato l’attività, senza essere sostituiti in misura sufficiente.
Per ragioni sociali e generazionali, si sta assottigliando il nucleo dei piccoli allevatori dell’Ovest, spesso agricoltori che avevano continuato a occuparsi dei cavalli anche dopo la pensione. Le generazioni successive hanno mostrato scarso interesse per animali fragili ed esigenti, capaci di offrire rendimenti limitati e accompagnati da molte incertezze.
Anche numerosi allevatori ancora attivi stanno abbandonando a causa dell’aumento dei costi in ogni fase: assistenza sanitaria e veterinaria, alimentazione, tariffe di monta e lunghi trasporti. A queste spese si aggiungono ormai doma, preallenamento e talvolta allenamento, soprattutto quando non si trova uno sbocco commerciale in Francia. Secondo l’analisi della fonte, l’allevamento dei cavalli da ostacoli nelle campagne francesi si è così professionalizzato in misura eccessiva, espellendo progressivamente quei piccoli operatori che alimentavano la vita delle corse.
Gli acquisti britannici e irlandesi hanno creato una situazione paradossale. Da una parte hanno garantito introiti insperati a piccoli allevatori, alcuni dei quali hanno realizzato operazioni molto redditizie; dall’altra hanno generato una dipendenza quasi totale da un mercato per sua natura volatile, con pesanti conseguenze nei periodi di rallentamento.
Neppure nelle annate più favorevoli, fra il 2021 e il 2023, il numero delle fattrici mandate alla monta è aumentato. In quel periodo gli acquirenti anglofoni aspettavano spesso i venditori all’arrivo dei camion oppure si recavano direttamente negli allevamenti. Tuttavia, per molti allevatori di cavalli da ostacoli questa attività serve soprattutto ad aggiungere passione alla vita quotidiana, più che a inseguire un reddito ipotetico.
Il desiderio è seguire in Francia la carriera del proprio puledro, coltivare speranze e vivere le emozioni delle corse. Ma i proprietari disposti ad acquistare sul mercato francese sono ormai pochi; di conseguenza diminuisce anche il numero degli allenatori presenti agli eventi, timorosi di ricevere troppe proposte senza poter offrire risposte positive.
La fonte collega inoltre la perdita di fiducia degli allevatori alla gestione istituzionale delle corse francesi degli ultimi decenni. Al tempo stesso, giudica incoraggiante il primo importante intervento pubblico del nuovo direttore generale del PMU, pronunciato la settimana precedente a Deauville durante il dibattito della Fédération des Éleveurs. Le sue parole vengono interpretate come il possibile segnale di un approccio più concreto e pragmatico.
Le corse francesi, sottolinea France Sire, possono contare su una rete straordinaria di operatori e su strutture di primo piano distribuite in tutto il Paese. Questo patrimonio deve essere rispettato e valorizzato attraverso il lavoro, evitando di trascurarlo o sfruttarlo eccessivamente.
Resta quindi indispensabile continuare a produrre cavalli da corsa. Se il sistema dovesse ripartire valorizzando finalmente i propri punti di forza, una base allevatoriale ulteriormente ridotta rischierebbe di lasciare il programma con ancora meno partecipanti. È attesa con interesse anche la nuova formula del calendario annunciata da France Galop per il 2027.
