Il National Museum of Racing and Hall of Fame inaugurerà il 23 luglio “Equine Eyes”, un’esperienza interattiva che permetterà ai visitatori di osservare il mondo dalla prospettiva di un cavallo. Il progetto sarà presentato durante una giornata a porte aperte, in programma dalle 10 alle 12.

Basata sulla ricerca scientifica e concepita come attività pratica e immersiva, l’iniziativa nasce dagli studi del dottor Alan Hook dell’Ulster University. L’obiettivo è accrescere la comprensione del comportamento equino e favorire empatia, attenzione, sicurezza e una relazione più consapevole tra persone e cavalli. Lo sviluppo è stato sostenuto economicamente dalla Thoroughbred Education Research Foundation.

Ideato nel 2019, “Equine Eyes” comprende una serie di prototipi pensati per aiutare il pubblico a comprendere la percezione sensoriale delle specie non umane. Il visore impiega due flussi video in tempo reale, acquisiti da telecamere collocate ai lati della testa, poi filtrati e riprodotti all’interno del dispositivo.

Ogni occhio del cavallo ha un campo visivo di circa 180 gradi. La posizione laterale degli occhi determina prevalentemente una visione monoculare, mentre la sovrapposizione frontale dei due campi crea un’area binoculare che consente di percepire la profondità.

Per simulare questa caratteristica, il dispositivo utilizza due telecamere ad alta definizione con un’apertura di 180 gradi, orientate in modo da riprodurre la posizione degli occhi equini. Chi indossa il visore dispone così di un campo visivo complessivo di circa 350 gradi e può osservare quasi tutto ciò che lo circonda, con la sola esclusione dell’area immediatamente alle proprie spalle.

Il sistema elimina inoltre il rosso dalla gamma cromatica per ricreare la visione dicromatica del cavallo. L’esperienza mette quindi in evidenza le principali differenze rispetto alla percezione umana, sia nell’ampiezza del campo visivo sia nello spettro dei colori, offrendo indicazioni sul modo in cui i cavalli si orientano e interagiscono con l’ambiente.

La direttrice del Museo, Cate Masterson, si è detta entusiasta della collaborazione con Alan Hook. Secondo Masterson, la tecnologia consentirà ai visitatori di guardare il mondo dalla prospettiva del cavallo, approfondendo la conoscenza della visione equina, del comportamento e delle relazioni tra specie.

L’esposizione interattiva entrerà anche nei programmi educativi e divulgativi del National Museum of Racing and Hall of Fame, contribuendo alla missione di coinvolgere il pubblico attraverso la storia, la scienza e la cultura delle corse dei cavalli.

Durante l’inaugurazione del 23 luglio, Alan Hook e la dottoressa Jennie Carlsten terranno una dimostrazione della tecnologia. Hook, originario della costa settentrionale dell’Irlanda del Nord, è ricercatore, designer, educatore e docente senior di Interactive Media all’Ulster University. I suoi studi esaminano come le esperienze ludiche, partecipative e immersive possano indurre le persone a ripensare il proprio rapporto con il mondo e a creare nuove connessioni con animali, piante e altri esseri umani.

I lavori di Hook nei campi dei media e del design sono stati esposti in Europa, negli Stati Uniti e in Cina. “Equine Eyes” è stato sviluppato come progetto sperimentale per individuare nuovi modi di comprendere i cavalli e costruire con loro rapporti più consapevoli.

Jennie Carlsten è ricercatrice e docente presso la stessa università. La sua attività riguarda l’estetica metamoderna dello schermo, le pratiche analogiche, la policrisi e l’impatto emotivo. In precedenza ha partecipato a iniziative sul coinvolgimento del pubblico, tra cui una ricerca sul cinema di comunità per il British Film Institute Film Audience Network e laboratori collegati al Prisons Memory Archive, sostenuto dall’Heritage Lottery.