Jason Watson ha raccontato come sia passato dall'esaltante conquista del titolo di champion apprentice nella sua prima stagione completa alla perdita del ruolo di prima monta nella scuderia di Roger Charlton. Nel mezzo ci fu anche uno scontro fisico con un altro fantino nella sala fantini.

Il fantino originario di Brighton entrò nella squadra di Charlton dopo aver vinto il titolo riservato agli apprendisti nel 2018. Le tensioni emersero in seguito alla sua monta su Quadrilateral nelle 1000 Ghinee del 2020, corsa nella quale la puledra della Juddmonte partì favorita a 11-4 ma concluse soltanto terza. Nell'autunno precedente, proprio con Quadrilateral nelle Fillies' Mile, Watson aveva ottenuto il suo primo successo di Gruppo 1.

Intervistato da Adam McNamara, che lavorava alla scuderia di Beckhampton quando Watson ne divenne la prima monta, il fantino ha spiegato che quella giornata non andò secondo i piani. A suo dire accaddero anche alcune cose delle quali poche persone erano a conoscenza e, da quel momento, la situazione si fece complicata.

Watson ha riferito che il rapporto cambiò drasticamente e che per il resto della stagione si sentì costantemente sotto pressione. La svolta lo sorprese: era convinto che l'ottima annata precedente avesse posto le basi per almeno un altro paio di buone stagioni insieme. Ha inoltre ammesso di non essere in sintonia con alcune persone della scuderia e di aver avvertito all'improvviso la perdita del sostegno ricevuto fino ad allora.

Il ventiseienne, tuttavia, non attribuisce ogni responsabilità agli altri. «Dovevo soprattutto crescere», ha riconosciuto. Era abituato a ottenere risultati e bastavano uno o due giorni senza vittorie per renderlo infelice, facendogli vivere ogni passaggio negativo come se fosse la fine del mondo.

In quel periodo dovette affrontare anche alcuni problemi personali. Watson ha raccontato di aver perso rapidamente il sostegno di persone delle quali si fidava e con le quali aveva costruito buoni rapporti. Si sentì mancare il terreno sotto i piedi, rimase molto solo e ritiene che quelle difficoltà abbiano condizionato un'intera stagione.

Era inoltre consapevole di non montare al meglio delle proprie possibilità. Alla fine, ha spiegato, le opzioni erano due: lasciare che la vicenda rovinasse la sua carriera oppure metterla da parte e andare avanti. Scelse la seconda strada.

Watson ha poi ricordato un episodio avvenuto dopo una corsa e culminato in una lite con Stevie Donohoe nella sala fantini. McNamara aveva ricevuto l'ordine di imporre un'andatura regolare, ma si ritrovò sollecitato dagli avversari e improvvisamente avanti di una ventina di lunghezze dopo aver tenuto un ritmo troppo sostenuto.

Costretto a recuperare terreno, Watson iniziò a discutere con Donohoe, che non voleva lasciarlo passare all'esterno. I toni si accesero durante la corsa, tra insulti e parole pesanti. Watson ritiene che all'epoca fosse considerato piuttosto polemico e Donohoe gli disse che avrebbero regolato la questione una volta rientrati.

Nella sala fantini lo scontro avvenne davvero e Watson ha ammesso senza esitazioni di avere avuto la peggio: «Mi ha steso». Ha però aggiunto di essere tornato per un secondo round, volendo essere sicuro che la faccenda fosse definitivamente chiarita.

La storia non era mai stata raccontata pubblicamente, anche se all'epoca aveva suscitato ilarità nell'ambiente. Watson la considera una conseguenza della forte competitività delle corse: lui e Donohoe hanno entrambi un carattere impulsivo e, con ironia, ha paragonato il confronto non tanto a due terrier, quanto a un terrier contro un ratto, assegnando a sé stesso la parte del ratto.

L'episodio non compromise comunque il loro rapporto. Watson ha precisato che Donohoe era ed è tuttora un suo buon amico: lo chiamò già durante il viaggio di ritorno quella stessa sera, i due parlarono e la questione si chiuse.

Il giorno seguente Ralph Beckett gli chiese scherzosamente se avesse vinto la lite e Watson rispose di no. In pista, però, ottenne una tripletta. Roger Charlton gli inviò allora un messaggio ironico, accompagnato dall'emoji del braccio muscoloso: «Sembra che una bella batosta non ti faccia male».