La possibile apertura del Qatar Prix de l’Arc de Triomphe ai castroni torna al centro del confronto in Francia. A meno di una settimana dall’ultima edizione della grande corsa di ParisLongchamp, una petizione sostenuta, tra gli altri, dal direttore dell’Haras des Monceaux Henri Bozo ha riaperto un dossier che sembrava ormai definito da France Galop.

In meno di tre giorni la raccolta ha raggiunto 1.116 firme prima della chiusura, fissata alle 8 di sabato. Nel conteggio è stata tuttavia segnalata la presenza di alcuni duplicati o nominativi non attendibili. Per Bozo, più del totale conta il rilievo delle personalità che hanno aderito.

«Poco importa il numero delle firme, ciò che impressiona sono i nomi», ha dichiarato Bozo. «Si sono espressi praticamente tutti gli allevamenti francesi: Sablonnets, Monceaux, Capucines, Pierre Talvard, Montaigu, la Perelle e tanti allevatori più piccoli. E poi molti allenatori francesi, irlandesi, inglesi, americani e giapponesi».

Tra i firmatari figurano Bob Baffert, Guy Cherel, Willie Mullins, André Fabre, Alain de Royer Dupré, John Magnier, Fahad Althani, Pierre-Charles Boudot, William Haggas, Christophe Lemaire, John Gosden, Frankie Dettori, Michael Tabor, Aidan O’Brien e Yves Saint-Martin. Hanno aderito anche esponenti istituzionali e proprietari quali Edouard de Rothschild, Olivier Delloye, Gérard Augustin-Normand, Loïc Malivet, Jacques Détré, Jean d’Indy e Patrick Fellous.

Bozo ha sottolineato il coinvolgimento di uomini e donne appartenenti a ogni livello del settore e provenienti da numerosi Paesi. Alla luce della qualità e dell’ampiezza delle adesioni, si è chiesto chi continui a sostenere l’apertura dell’Arc ai castroni.

Le posizioni favorevoli alla modifica, però, non mancano. Corine Barande-Barbe e Julien Phelippon si erano già espressi in questo senso, così come Francis-Henri Graffard. Quest’ultimo aveva definito l’apertura molto positiva per la corsa, perché consentirebbe di individuare il vero campione, aggiungendo: «Calandagan è il miglior cavallo del mondo e noi ce ne priviamo».

La contestazione promossa da Henri Bozo non riguarda soltanto il merito della scelta. Il direttore dell’Haras des Monceaux, componente del Conseil du Plat, mette soprattutto in discussione il procedimento adottato per arrivare alla decisione.

«Io sono contrario, ma non è questo il problema. Molte persone hanno il diritto di essere favorevoli e lo capisco. È il modo in cui è stata presa la decisione che non ci convince. Faccio parte del Conseil du Plat e l’argomento non è mai stato affrontato. Quel consiglio esiste perché è previsto dagli statuti», ha spiegato.

La critica investe così anche la governance di France Galop e la sensazione, denunciata da alcuni operatori, di essere rimasti esclusi dal processo decisionale. Una ricostruzione respinta dal presidente del settore galoppo Arnaud de Seyssel, che a fine giugno aveva affermato che il tema era oggetto di riflessioni e consultazioni da oltre due anni.

De Seyssel aveva spiegato che France Galop aveva preferito evitare reazioni immediate e procedere con un’ampia consultazione. Il presidente aveva riferito di avere discusso a lungo della questione, anche informalmente, con professionisti, amministratori e membri associati, prima di ritenere maturi i tempi per sottoporla al Consiglio di Amministrazione.

Sul piano formale, l’iter risulta già in fase avanzata. Gli amministratori di France Galop hanno approvato l’apertura dell’Arc ai castroni; in seguito anche l’European Pattern Committee ha dato il proprio assenso. France Galop ha comunicato ufficialmente la misura il 4 settembre.

La mobilitazione potrebbe tuttavia riportare il dossier all’esame degli organi competenti. Interpellato sull’eventualità di modificare la posizione assunta, de Seyssel ha precisato che soltanto il Consiglio di Amministrazione può riaprire il dossier ed eventualmente rinviare la decisione presa il 23 giugno. Lo stesso Consiglio si era espresso a larga maggioranza a favore dell’ammissione dei castroni.

Inizialmente l’argomento non figurava nell’ordine del giorno della successiva riunione del Comitato di France Galop. Dopo la raccolta di firme, però, appare difficile che la questione non torni sul tavolo. Una scelta che sembrava ormai definita è stata così rimessa in discussione dalla pressione di una parte significativa dell’allevamento e del mondo professionale internazionale.