Negli Stati Uniti continua a diminuire il numero dei purosangue nati, mentre le monte si concentrano sempre di più su un gruppo ristretto di stalloni. Sono due tendenze parallele che alimentano il dibattito sull'evoluzione dell'allevamento americano, sulla diversità genetica e sull'equilibrio economico del settore.

Nel Report of Mares Bred del Jockey Club, la produzione statunitense del 2027 è stimata in 16.500 puledri, 500 in meno rispetto alla previsione per il 2026. Non si tratta di una semplice oscillazione annuale: il numero dei nati è in calo ininterrotto dal 2015, quando erano stati registrati 21.529 puledri.

La proiezione per il 2027 si basa sui Reports of Mares della stagione di monta 2026. Alla data del 1° ottobre, 670 stalloni avevano coperto complessivamente 23.932 fattrici in Nord America.

Diciassette riproduttori hanno raggiunto o superato le 200 fattrici, nuovo massimo rispetto al precedente record di 16 stabilito nel 2022. In testa figura Sierra Leone, figlio di Gun Runner e alla prima stagione di monta presso Coolmore America, con 293 fattrici servite a una tariffa di 75.000 dollari. Su questa base, il volume lordo potenziale delle monte si avvicina ai 22 milioni di dollari.

Alle sue spalle si collocano Tiz The Law con 288 fattrici, Citizen Bull con 261, Gun Runner con 250 e Gunite con 236. Completano i primi dieci Not This Time con 230, Drain The Clock con 227, Locked con 226, Vekoma con 224 e Girvin con 223. Coolmore conta quattro stalloni nella top ten, mentre Gainesway ne schiera due. Mindframe, con 187 fattrici, ha inoltre stabilito un primato interno per uno stallone di Claiborne Farm.

La concentrazione riguarda anche la distribuzione geografica dell'industria. In Kentucky, 187 stalloni dichiarati hanno coperto 16.677 fattrici, pari al 69,6% del totale nordamericano. La California segue con 1.490 fattrici e la Florida con 1.273.

Il divario con altre aree è netto. In Illinois, dove non si corre più nella zona di Chicago, sono state coperte soltanto 13 fattrici. Al di fuori del Kentucky, lo stallone più attivo è stato Gulfport, in Florida, con 167 monte.

I numeri dividono l'industria americana. Secondo una parte degli operatori, la concentrazione riflette la libertà del mercato e la naturale preferenza per i riproduttori più commerciali. Altri ritengono invece che libri di monta tanto ampi sollevino interrogativi sulla salute della razza, sulla diversità genetica e sulla struttura economica dell'allevamento.

Nel 2020 il Jockey Club tentò di intervenire proponendo un tetto di 140 fattrici per stallone in una singola stagione. La misura mirava a contrastare la progressiva riduzione della diversità genetica del purosangue e a limitare un'eccessiva concentrazione del mercato riproduttivo.

La proposta fu contestata in una causa federale da Coolmore, Spendthrift Farm e Three Chimneys, tre dei maggiori allevamenti americani, e venne successivamente accantonata. Il dato di Sierra Leone mostra quanto la situazione attuale si sia allontanata da quel limite: le sue 293 fattrici rappresentano più del doppio della soglia allora ipotizzata.

Il confronto storico accentua la portata del cambiamento. Man O' War, nato nel 1917 e considerato uno dei più grandi cavalli americani, fu limitato a 25 fattrici all'anno per tutta la carriera riproduttiva. Northern Dancer produsse in media appena 28 puledri per stagione, mentre la prima produzione di Secretariat contava 28 nati. Anche Danzig, destinato a esercitare un'influenza straordinaria sul purosangue mondiale, nei suoi libri più numerosi veniva contenuto intorno alle 75 fattrici.

Il quadro evidenzia quanto sia cambiato l'allevamento rispetto all'epoca in cui soltanto i campioni affermati diventavano riproduttori. Oggi l'organizzazione commerciale e logistica permette di concentrare un numero molto più elevato di monte sui nomi maggiormente richiesti.

Resta inoltre il paradosso del divieto di inseminazione artificiale nel purosangue inglese, pratica ormai comune in molte altre razze equine dalla seconda metà del Novecento. Una delle ragioni storiche del divieto era impedire che un solo stallone potesse riprodursi con un numero eccessivo di fattrici. Alla scelta si aggiungono importanti dinamiche commerciali per i grandi allevamenti europei, che con l'inseminazione artificiale non ospiterebbero più molte fattrici provenienti da altre aree.

La monta naturale avrebbe quindi dovuto rappresentare anche un limite biologico. Tuttavia, attraverso una gestione estremamente efficiente della stagione, alcuni stalloni riescono ormai ad avvicinarsi alle 300 fattrici in pochi mesi.

L'accostamento tra calo delle nascite e concentrazione delle monte è il dato centrale. La produzione è passata dai 21.529 nati del 2015 alla previsione di 16.500 per il 2027, con una contrazione superiore al 23% in dodici anni. Nello stesso periodo, una quota crescente delle fattrici viene indirizzata verso i riproduttori più richiesti dal mercato.

Ciò non dimostra automaticamente che il sistema sia geneticamente insostenibile, né che libri di monta tanto numerosi siano di per sé immorali. Indica però che un numero sempre minore di puledri discende da una platea relativamente ristretta di padri, mentre molti altri stalloni devono spartirsi la parte restante del mercato.

La questione è economica oltre che genetica. Se allevatori e compratori convergono sugli stessi nomi, anche il valore commerciale si concentra, rendendo più difficile la permanenza sul mercato degli stalloni meno richiesti e riducendo progressivamente la varietà dell'offerta.

Dopo il tentativo fallito del Jockey Club di introdurre un limite, anche Mike Repole è intervenuto nel dibattito. Ha giudicato «terribile» la possibilità che uno stallone copra quasi 300 fattrici, precisando di non avere condiviso il tetto di 140 ma di ritenere ragionevole una soglia compresa tra 175 e 200.