Roberto Toniatti, presidente degli allevatori italiani, ha raccontato a Grande Ippica Italiana di avere provato almeno due volte ad acquistare Varenne. Il primo tentativo risale alla vigilia del Triossi 1999, quando il cavallo aveva già vinto il Derby e dominava la scena nazionale, ma non si era ancora esibito fuori dai confini italiani.

Grazie alla disponibilità di Giampaolo Minnucci, Toniatti organizzò un incontro a pranzo con Enzo Giordano in un ristorante di Anzio. Suo padre aveva stanziato una somma molto importante per l’epoca e l’obiettivo era rilevare la metà di Varenne, non tanto per l’attività agonistica quanto in vista della futura carriera da stallone.

Al momento di formulare la richiesta, Giordano rimase quasi in silenzio e mostrò il palmo della mano, indicando la cifra di cinque miliardi di lire per metà del cavallo. La valutazione risultò troppo elevata anche per i Toniatti e la trattativa si interruppe. Il giorno seguente Varenne vinse facilmente il Triossi, lasciando in Roberto la netta sensazione che avrebbe rimpianto quell’occasione.

Toniatti ricordava anche un precedente favorevole: l’anno prima, nelle stesse circostanze e prima del Triossi, aveva acquistato Kramer Boy, poi vincitore della corsa e successivamente del Lotteria. Anche quell’esperienza aveva alimentato le sue speranze in vista dell’appuntamento di Anzio.

Un secondo tentativo arrivò nel 2002, all’inizio della stagione dei record. Secondo le voci dell’epoca, Snai, che nel frattempo aveva rilevato metà di Varenne, intendeva disimpegnarsi. Anche quella trattativa non andò a buon fine: Toniatti ha spiegato che Giordano preferì cedere una consistente quantità di quote a un suo collega, il Grifone, e il progetto venne definitivamente abbandonato.

Alla base dell’interesse della famiglia Toniatti c’era soprattutto la genealogia. Varenne aveva come nonno Sharif di Jesolo, considerato da Roberto Toniatti il capostipite dell’allevamento italiano moderno e in passato appartenuto alla sua famiglia. I Toniatti ritenevano che Varenne potesse diventarne il grande continuatore, intuizione che, a giudizio dell’allevatore, è stata confermata dai fatti.

Secondo Toniatti, Varenne beneficiò anche dell’evoluzione dell’allevamento e degli investimenti compiuti dagli allevatori italiani sulle fattrici. Rispetto a Sharif di Jesolo ebbe due vantaggi fondamentali: la possibilità di generare circa 150 prodotti all’anno, contro gli 80 dell’epoca del nonno, e l’accesso a un gruppo di fattrici di primissimo livello.

Per Toniatti, Varenne ha segnato un’epoca sia in pista, dove lo considera inarrivabile, sia in allevamento. Tra i suoi prodotti italiani ha citato Twister Bi, Vernissage Grif, Pascià Lest e Napoleon Bar, sottolineando inoltre il peso della produzione estera e la presenza di numerose femmine di grande importanza. A suo avviso, il campione ha condizionato in maniera fondamentale e preponderante lo Stud Book per oltre 25 anni.

Dal punto di vista tecnico, Toniatti individua quindi due grandi direttrici nell’allevamento degli ultimi sessant’anni, Sharif di Jesolo e Varenne, strettamente collegate. La linea di Varenne, tuttavia, non sarebbe destinata a esaurirsi: secondo l’allevatore continuerà a propagarsi attraverso le generazioni successive e le genealogie internazionali.

A sostegno di questa tesi, Toniatti ha osservato che i primi due classificati nell’Hambletonian dell’anno citato dalla fonte avevano Varenne nel pedigree. Ha inoltre menzionato Tactical Landing, stallone consorziato per un buon numero di monte in Francia, come ulteriore esempio della diffusione di questa linea di sangue.

L’unico limite, nella sua analisi, è che Varenne non avrebbe avuto un soggetto di pari livello con cui intrecciare stabilmente la propria linea. Toniatti ha richiamato il modello americano fondato per anni sugli incroci tra i figli di Super Bowl e Speedy Crown, dai quali si sviluppò una parte fondamentale dell’allevamento statunitense. Varenne, invece, avrebbe costruito quasi da solo la propria influenza, circostanza che ne accrescerebbe ulteriormente il merito.

Toniatti si aspetta dunque che l’impatto di Varenne emerga ancora più chiaramente nelle generazioni future. Uno stallone, ha osservato, non può essere giudicato dopo pochi mesi o sulla base della prima annata: nel caso di Varenne, la sua influenza di lungo periodo sulle genealogie mondiali sarebbe già immensa. Per questo invita a prestare particolare attenzione non soltanto ai figli, ma soprattutto ai nipoti del campione.