La pazienza è stata premiata: dodici mesi più tardi del previsto, Sovereignty ha mostrato tutta la propria superiorità conquistando la Longines Breeders’ Cup Classic a Keeneland.

Alla vigilia dell’edizione precedente, Sovereignty era stato ritirato dopo un improvviso rialzo della temperatura. Il suo allenatore Bill Mott aveva quindi potuto soltanto assistere alla storica vittoria ottenuta da Forever Young per il Giappone a Del Mar.

Questa volta Sovereignty è arrivato regolarmente al via e ha confermato di possedere tutte le qualità di un campione. Il portacolori Godolphin ha seguito l’andatura dettata dal compagno di scuderia Knightsbridge, prima che Junior Alvarado lo portasse in posizione d’attacco affrontando l’ultima curva.

Nel tratto conclusivo né il campione uscente Forever Young né Knightsbridge sono riusciti a replicare all’accelerazione di Sovereignty. The Puma ha così chiuso alle spalle del netto vincitore, che ha consegnato a Godolphin il primo successo nella prova principale dei campionati mondiali di fine stagione.

Per Bill Mott, membro della Hall of Fame, si tratta invece della terza affermazione nel Classic, dopo quelle ottenute con Drosselmeyer nel 2011 e con il grande Cigar nel 1995.

Mott ha spiegato che l’unica prestazione difficile da interpretare era stata quella nello Stephen Foster, disputato su una pista molto scivolosa e al rientro, quando Sovereignty era stato battuto da un precedente vincitore della Breeders’ Cup.

«Poi siamo arrivati al Whitney, su una pista che gli piaceva, e ha dominato gli avversari. Tra loro c’era anche Nitrogen, vincitrice della Distaff», ha dichiarato l’allenatore. «Il suo ultimo lavoro qui a Keeneland era stato molto buono e sapevo che, se si fosse espresso al meglio, sarebbe stato difficile da battere. È il cavallo di una vita, capace di allungare come un treno».

Mott ha inoltre ricordato la scelta di mantenerlo in allenamento dopo la rinuncia dell’anno precedente: «Non sono così sicuro che non avrebbe vinto anche allora, ma hanno corso un grande rischio decidendo di tenerlo in attività e alla fine tutto ha dato i suoi frutti. Che modo fantastico di concludere la giornata».

Junior Alvarado ha raccontato di aver avuto sensazioni positive fin dalle prime battute: «È partito bene, come fa sempre. Alla prima curva ero in una buona posizione. Sul rettilineo opposto viaggiava davvero forte sul morso e, quando l’ho lasciato andare ai tre furlong dal traguardo, sapevo che nessuno avrebbe potuto raggiungerlo».

Michael Banahan, direttore del bloodstock di Godolphin USA, ha sottolineato l’importanza del risultato: «In passato abbiamo schierato diversi cavalli nel Classic e il boss, Sheikh Mohammed, vuole competere in queste corse. È stato davvero speciale vedere Sovereignty tornare per vincere il Whitney e poi imporsi nell’ultima corsa della giornata della Breeders’ Cup, quella che tutti vogliono conquistare».