A 34 anni Cristian Demuro è già uno dei jockey più richiesti al mondo. Figlio di Giovanni Battista e fratello minore di Mirco, dal quale lo separano tredici anni, ha seguito le orme della famiglia riuscendo a costruire una carriera internazionale di primo piano.
Pur vivendo stabilmente a Chantilly, Demuro mantiene un forte legame con l’Italia e con Roma. In Francia ha però trovato l’ambiente nel quale affermarsi, attraverso un percorso nato in parte dal caso e consolidato dai risultati, come ha raccontato in una lunga intervista a EQUTv.
«Sono in Francia dalla fine del 2013. Volevo provare un mondo ippico diverso da quello italiano, britannico oppure francese», ha spiegato. Dopo la stagione in Italia, nella quale aveva disputato Derby e Oaks, era stato ingaggiato per due mesi in Germania. In occasione di una corsa a Deauville si liberò casualmente una monta in un Quinté: il cavallo non era tra i favoriti, ma Demuro vinse e l’allenatore François Doumen gli chiese se fosse disponibile. «Non era previsto, è stato il destino».
I primi anni furono difficili, ma il sostegno della famiglia lo aiutò a non arrendersi. Una vittoria a Tolosa gli aprì poi le porte della scuderia di Jean-Claude Rouget, che inizialmente lo scelse come seconda monta e successivamente lo promosse a prima. Da quel momento arrivarono cavalli come La Cressonnière e Olmedo, fino alla consacrazione con Sottsass: «Lì ho capito che ce l’avevo fatta».
Con Sottsass conquistò il suo primo Prix de l’Arc de Triomphe nel 2020, appena venti giorni dopo la morte del padre e durante la stagione segnata dal Covid. «Fu un’annata strana, ma sentii che papà era lì con me. Quel giorno successero tante cose particolari: due favoriti si ritirarono e io sapevo che Sottsass poteva fare bene». Demuro ha poi vinto nuovamente l’Arc con Ace Impact, aggiungendo un altro successo di massimo prestigio a una carriera già ricca.
Il rapporto con Mirco è stato determinante nella sua formazione. Cristian racconta che il fratello maggiore è stato per lui come un secondo padre e che trascorreva con lui le estati a Milano. Fu Mirco a metterlo per la prima volta su un cavallo, Mister Totti, quando ancora non aveva iniziato a montare. «Mi ha trasmesso la cattiveria giusta, quella positiva che serve per esprimersi. Raggiungere i suoi livelli è sempre stato uno stimolo, per dimostrare alla gente che c’ero anch’io». I suoi modelli sono stati proprio Mirco e Frankie Dettori.
Demuro ha ottenuto vittorie in Italia, Francia, Giappone e Dubai, ma conserva ancora diversi obiettivi. Vuole continuare a imporsi in tutto il mondo: a Hong Kong è andato vicino al successo, mentre gli manca ancora un Gruppo 1 in Inghilterra. Del Giappone parla come di «un mondo dei balocchi» per un fantino.
Nel suo palmarès figurano due Arc e la Cravache d’Or 2025, un riconoscimento che desiderava fortemente. Dovendo però scegliere, Demuro attribuisce più valore alla grande corsa secca: «È meglio la corsa di un giorno».
I cavalli occupano una parte centrale della sua vita, ma il jockey cerca sempre di ritagliare tempo per la famiglia, consapevole dei sacrifici richiesti anche ai suoi cari e in particolare alla piccola Matilde. Per il futuro non esclude di diventare allenatore, pur ritenendo che sia ancora troppo presto per pensare al momento in cui lascerà le piste.
