Il progetto ha prodotto l’effetto sperato. Il Premio del Jockey Club G2 – S.I.R.E. Trofeo Pio Bruni, quarta corsa di domenica a San Siro con partenza alle 16, ha richiamato dall’estero cavalli, allenatori e proprietari abitualmente protagonisti dei maggiori meeting internazionali.
Il risultato nasce da un investimento preciso: dal 2026 la dotazione è salita a 506.000 euro, più del doppio rispetto all’anno precedente. L’obiettivo dichiarato è incrementare progressivamente il rating della prova e tentare, nell’arco di tre anni, di restituirle lo status di Gruppo 1.
Una parte consistente del montepremi potrebbe finire all’estero, ma questo è il prezzo da accettare per riportare le Pattern italiane a un autentico livello internazionale. I cavalli migliori scelgono corse dotate, ben collocate e inserite in programmi convincenti; la loro presenza genera rating, attenzione mediatica, valore commerciale e spettacolo.
Il Jockey Club 2026 può dunque dimostrare che investire sulla qualità paga e che l’Italia può rientrare nelle grandi rotte del galoppo europeo. Allo stesso tempo mette in evidenza un’altra necessità: attrarre concorrenti stranieri è fondamentale, ma costruire nel sistema nazionale cavalli capaci di batterli lo è ancora di più.
San Siro dovrebbe offrire anche una buona cornice di pubblico. Resta il rimpianto per non avere concentrato nella stessa giornata Jockey Club, Gran Criterium e Dormello, evitando la dispersione del programma su due date e i rischi legati al deterioramento del terreno.
La presenza di Constitution Hill, figlio di Blue Bresil e tra i cavalli più popolari del racing britannico, ha trasformato la trasferta milanese in un evento seguito anche in Inghilterra. Nicky Henderson ha scelto Milano, il nove anni è partito da Seven Barrows e sarà montato da Rossa Ryan. Le piogge degli ultimi giorni hanno inoltre dissipato le preoccupazioni per un terreno inizialmente considerato troppo veloce.
Il dato forse più significativo, ancora prima della corsa, è che una prova italiana sia tornata a essere desiderata. William Haggas presenta Dubai Honour, Andrew Balding torna con Venetian Prince, Wathnan Racing schiera Silawi e George Scott porta Phantom Flight. Dalla Germania arrivano Stingray, Global Health e altri concorrenti, mentre Chestnut Rocket rappresenta la Francia. Anche il Racing Post ha dedicato una presentazione specifica ai principali rivali di Constitution Hill.
La rappresentanza italiana, invece, si concentra soprattutto su Alburno, chiamato a difendere il terreno di casa contro una spedizione straniera numerosa e qualitativamente importante. È una presenza ridotta, che riporta al centro il tema dell’allevamento e della produzione: per difendere davvero le grandi corse servono più cavalli nati, allevati e cresciuti nel sistema italiano capaci di raggiungere questo livello.
Il modello di Milano indica comunque una strada. Una corsa ricca, ben posizionata nel calendario e sostenuta da un progetto pluriennale può attirare nuovamente l’Europa di vertice. Una strategia analoga potrebbe essere immaginata anche per Capannelle e per il Premio Lydia Tesio.
Per molti anni il Lydia Tesio è stato una delle prove di riferimento del calendario italiano. La sua collocazione a fine stagione costituiva un richiamo naturale per le migliori femmine europee, che trovavano a Roma l’occasione per un ultimo impegno importante. Riportarne gradualmente dotazione e rating verso livelli internazionali permetterebbe di costruire un vero evento autunnale anche nella capitale.
Il richiamo economico non basta da solo, ma consente all’Italia di tornare nei programmi dei grandi team. Le giornate-evento potrebbero diventare uno dei motori della stagione, in autunno e anche in primavera. Pur con le differenze climatiche rispetto a Francia e isole britanniche, il periodo compreso tra metà maggio e la fine di giugno offre una finestra importante da sfruttare.
Il Gran Premio del Jockey Club nacque nel 1921 sulla distanza di 1.800 metri. Fu portato a 2.000 metri nel 1926 e nel 1927, prima di trovare dal 1928 la propria dimensione definitiva sui 2.400. Tre cavalli sono riusciti a vincerlo due volte: Erba, Norman e Schiaparelli. Il montepremi da 506.000 euro rappresenta quindi il primo tassello di una strategia destinata a ricostruire il futuro di una corsa con oltre un secolo di storia.
Il Trofeo Pio Bruni ricorda uno degli uomini che maggiormente contribuirono alla modernizzazione dell’ippica italiana. Scomparso nel 2019 a 101 anni, Bruni fu il “Presidentissimo” della SIRE e una figura centrale della Trenno tra gli anni Settanta e Ottanta. Da amministratore e consigliere delegato partecipò alla ristrutturazione di San Siro, al completamento della clinica veterinaria e comprese con anticipo l’importanza delle grandi sponsorizzazioni.
Il Gran Premio di Milano del 1981 sponsorizzato Marlboro fu una delle intuizioni più innovative di quel periodo: portare risorse esterne nel settore per alimentare qualità, premi e sviluppo. A oltre quarant’anni di distanza, quel principio conserva piena attualità.
Il progetto del Jockey Club mirava inizialmente ad attirare cavalli di buona levatura internazionale. Goliath, poi tornato al successo in Gruppo 1 dopo un periodo meno brillante, e Giavellotto hanno rinunciato alla trasferta milanese per ragioni ritenute valide dalla fonte. Constitution Hill, invece, ha accettato l’ingaggio dopo un’opera di persuasione mediatica.
Autentica superstar degli ostacoli britannici, Constitution Hill prosegue ora la propria avventura in piano e a San Siro affronterà la prima corsa sull’erba dopo il cambio di disciplina. Rossa Ryan è stato chiamato in seguito all’indisponibilità di Oisin Murphy e conosce già la pista milanese. Il castrone non vanta risultati significativi in piano, ma secondo la fonte conserva un valore da Gruppo 3 internazionale e soprattutto un’enorme capacità di attirare appassionati e media. Racing Post, Sporting Life, At The Races e altre testate britanniche hanno seguito la sua storia. Nella September Stakes era giunto quarto dietro Pride Of Arras.
Il curriculum più importante appartiene probabilmente a Dubai Honour, figlio di Pride Of Dubai. L’otto anni allenato da William Haggas ha vinto quattro Gruppi 1 ed è uno dei globetrotter più riconoscibili degli ultimi anni. Nel 2026 non ha sempre espresso il massimo, ma nell’ultima uscita ha chiuso secondo dietro Goliath nel Preis von Europa G1 a Colonia. Con un Official Rating di 115, la fonte lo considera il principale candidato alla vittoria, purché mantenga la propria efficienza.
Tra gli avversari tecnicamente più pericolosi figura Stingray, figlio di Zarak. Quinto nel Derby tedesco del 2024, è cresciuto molto durante la stagione e arriva da tre successi consecutivi. L’ultimo è stato ottenuto proprio a San Siro nel Premio Federico Tesio G3, dominato nettamente. I 2.400 metri rappresentano un ulteriore allungamento, ma la sua progressione lascia pensare che possa apprezzarli. Anche il Racing Post lo indica tra i cavalli da battere.
Venetian Prince conosce già perfettamente Milano. Il tre anni di Andrew Balding ha corso una sola volta fuori dalla Gran Bretagna, imponendosi nel Derby Italiano per un’incollatura al termine di un serrato confronto con Grand Son Of Dark. Dopo la delusione nelle King Edward VII Stakes è rientrato a distanza di 80 giorni con un valido secondo posto nelle Winter Hill Stakes, concedendo peso e partendo a 66/1. Arriva fresco ed è l’unico tre anni del gruppo con un successo classico su questa pista.
Chestnut Rocket, allenato in Francia da Alicja Markova, ha attraversato un’estate molto regolare. Ha vinto sui 2.400 metri il Prix Hubert Baguenault de Puchesse Listed a Vichy, quindi è stato battuto da Al Aasy per un corto collo nel Grand Prix de Deauville G2 su terreno pesante. Ha poi affrontato l’Arc de Triomphe, terminando a sei lunghezze e mezzo da Daryz. Il giorno precedente era stato presentato alla Vente de l’Arc senza trovare acquirenti. A Milano sarà montato da Cristian Demuro e potrebbe beneficiare della pioggia.
Wathnan Racing porta in Italia Silawi, sei anni allenato da Hamad Al Jehani e abituato a viaggiare. Ha iniziato la stagione con il secondo posto alle spalle di Opera Ballo nel Jebel Hatta a Meydan, prima di affrontare due Gruppi 1. In estate ha perso per appena mezza lunghezza l’August Stakes Listed a Windsor, mentre nell’ultima uscita si è classificato quarto nel Prix Dollar G2 a Longchamp dietro Wimbledon Hawkeye. Secondo la fonte avrebbe preferito un’andatura più sostenuta. Sarà alla prima apparizione in Italia e possiede un Official Rating di 110.
Global Health è passato a Fabian Weissmeier nel mese di giugno e ha subito vinto un Gruppo 3 ad Amburgo. In seguito è arrivato quinto nel Grosser Preis von Berlin G1 vinto da Tiffany e ha occupato la stessa posizione nel Grand Prix de Deauville, alle spalle di Al Aasy e Chestnut Rocket. Il suo profilo non è tra i più appariscenti, ma le linee internazionali sono solide.
George Scott, protagonista di un’ottima stagione insieme a Victorious Forever, presenta Phantom Flight. Il sette anni ha ottenuto in primavera il miglior risultato della carriera vincendo la King’s Cup G3 in Bahrain. Le successive prove britanniche nelle John Porter e nelle Hardwicke Stakes a Royal Ascot sono state meno convincenti. Rientra dopo una lunga pausa e, sulla carta, deve migliorare per competere con i migliori.
Alburno rappresenta il principale presidio italiano. Il cinque anni allenato da Bruno Grizzetti ha disputato a San Siro nove delle sue undici corse. Nel recente Federico Tesio ha concluso dietro Stingray e Queimados, ma le due migliori valutazioni assegnategli dal Racing Post, entrambe pari a 112, sono arrivate su terreno pesante. Se la pioggia avrà inciso sulle condizioni della pista, potrebbe trovare un contesto favorevole.
Wintertraum ha vinto a San Siro il Gran Criterium G2 del 2023 battendo Borna, ma sulla stessa pista ha poi deluso sia nel Jockey Club 2024 sia nell’Ambrosiano 2025. Recentemente ha mostrato segnali di ripresa: il secondo posto nel Deutsches St Leger G3 e il quinto nel Cadran G1 vinto da Caballo De Mar indicano una condizione positiva. Se confermerà quella forma, può ambire a un premio.
Anche Zuckerhut ha già vinto a San Siro, imponendosi sotto il diluvio nel Carlo D’Alessio Listed. Il figlio di Almanzor allenato da Peter Schiergen gradisce distanza e terreno morbido. Di recente ha cercato fortuna in Polonia, a Sluzewiec, arrivando secondo nella Wielka Warszawska Listed. Il suo rendimento più recente è inferiore a quello dei principali candidati, ma a quattro anni potrebbe ancora progredire e il fango sarebbe un alleato.
Straight, sei anni, non vince dal Jockey Club 2024, quando offrì una prestazione superlativa in quella che fu considerata la migliore corsa disputata in Italia durante l’anno. In quell’occasione precedette, tra gli altri, Flag’s Up, Alburno e Wintertraum. Da allora è passato a Henk Grewe e ha recentemente recuperato vigore. Ha preso parte a tre Gruppi 1 consecutivi andando sempre a premio e, nelle due prove del 2026, ha nuovamente incrociato Dubai Honour nel Grosser Preis von Baden e nel Preis von Europa. Sarà montato da Thore Hammer-Hansen, lanciato verso il secondo frustino d’oro tedesco.
La riuscita internazionale dell’edizione rappresenta un segnale forte, ma anche una responsabilità. Il Jockey Club dimostra che denaro, programmazione e continuità possono restituire centralità alle grandi corse italiane. Il passo successivo sarà rafforzare allevamento e produzione nazionale, affinché in futuro la qualità degli ospiti trovi una risposta italiana più numerosa e competitiva.
